Domenica 17 Maggio,
sarà forse questo numero, il 17 tipicamente non porta fortuna, sarà forse che non ci siamo informati bene ....
Fattostà che dovevamo fare una bella ferrata e siamo finiti per fare una normale escursione sul Monte di MezzoCorona. Meno male che c'era un sole infernale, così almeno non è stata una passeggiata in centro per negozi, ma ha comunque avuto il sapore dell'avventura verso l'alto.
La ferrata infatti l'abbiamo trovata chiusa per le operazioni di disgaggio massi, mea culpa.
Non tutte le ciambelle escono con il buco, non scoraggiamoci.
Burrone Giovannelli aspettaci, torneremo ....
domenica 17 maggio 2009
domenica 8 marzo 2009
Rifugio Rio Pascolo
E' fatta!! Questa uscita associativa al rifugio Rio Pascolo, sotto l'Alpe di Succiso, rimarrà negli annali come impresa dell'anno dell'associazione Pier Giorgio Frassati. Un'avventura che sembrava quasi utopistica nei giorni scorsi si è trasformata in due fantastiche giornate sopra e sotto le nevi dell'appennino.'Sopra' a 3 metri di neve che hanno letteralmemte sepolto il rifugio nel corso di un inverno veramente eccezionale; 'sotto' a 1 metro e oltre di neve il tetto del rifugio, unica traccia della presenza di un manufatto umano agli occhi dei volontari spalatori della mattina di sabato.
E allora chiamiamoli per nome questi moderni eroi che non hanno esitato a sudare 2 ore di cammino con l'attrezzatura necessaria per scavare come talpe gli accessi al rifugio: Scacco, Gio, Baro, Rudy, Buccia. Non dimentichiamoci però di Claudio e Gianni del ctg di Reggio che si sono offerti per accompagnarli e aiutarli nell'impresa. Grazie!!!!
Noi che siamo saliti al pomeriggio abbiamo disceso la scala di ghiaccio inventata per l'occasione e ci siamo accomodati in un rifugio caldo e accogliente, illuminato per breve tempo dalla poca corrente accumulata grazie ai pannelli solari liberati alla mattina. Non sarebbe corretto a questo punto non citare tutti, ugualmente eroi nella notte passata al rifugio sepolto sotto alle nevi: Paolo, Leti, Andre, Mazza, Faby, Marra, Gioppy, Frenk, Raffa, Lele.
E' difficile che al termine di un'uscita si possa dire: è andato tutto alla perfezione. Bene, in questo caso credo lo si possa fare senza timore di essere smentiti: bel tempo, neve in quantità, totale lontananza dalla civiltà, niente acqua corrente, niente luce, niente bagno ..... Meglio di così!!!
E allora chiamiamoli per nome questi moderni eroi che non hanno esitato a sudare 2 ore di cammino con l'attrezzatura necessaria per scavare come talpe gli accessi al rifugio: Scacco, Gio, Baro, Rudy, Buccia. Non dimentichiamoci però di Claudio e Gianni del ctg di Reggio che si sono offerti per accompagnarli e aiutarli nell'impresa. Grazie!!!!
Noi che siamo saliti al pomeriggio abbiamo disceso la scala di ghiaccio inventata per l'occasione e ci siamo accomodati in un rifugio caldo e accogliente, illuminato per breve tempo dalla poca corrente accumulata grazie ai pannelli solari liberati alla mattina. Non sarebbe corretto a questo punto non citare tutti, ugualmente eroi nella notte passata al rifugio sepolto sotto alle nevi: Paolo, Leti, Andre, Mazza, Faby, Marra, Gioppy, Frenk, Raffa, Lele.
E' difficile che al termine di un'uscita si possa dire: è andato tutto alla perfezione. Bene, in questo caso credo lo si possa fare senza timore di essere smentiti: bel tempo, neve in quantità, totale lontananza dalla civiltà, niente acqua corrente, niente luce, niente bagno ..... Meglio di così!!!
Il rifugio sepolto dalla neve...
domenica 18 gennaio 2009
Weekend sulle piste
Ci voleva proprio, dopo anni di salite alle vette di Alpi e Appennini, un pò di ....discesa!! La due giorni dell'Associazione sulle piste della Val di Sole appena conclusa aggiunge un'ulteriore esperienza alle già tante che in questi anni ci hanno portato dall'acqua dei torrenti alle cime delle Alpi, col costume e con le ciaspole, coi ramponi e con pelli di foca sotto gli sci...
Ma lasciamo spazio ai commenti di quanti c'erano, ai consigli e alle critiche, alle richieste e, perchè no, se qualcosa è andato bene anche a qualche apprezzamento! Magari il prossimo anno lo riproponiamo....
Ma lasciamo spazio ai commenti di quanti c'erano, ai consigli e alle critiche, alle richieste e, perchè no, se qualcosa è andato bene anche a qualche apprezzamento! Magari il prossimo anno lo riproponiamo....
mercoledì 19 novembre 2008
Ferrata di Badolo
Il castello di sabbia…sembra davvero il suo nomignolo più appropriato.
In una bella e insperata giornata di sole l’Associazione PGF inaugura la nuova stagione 2008/2009 con una breve ma intensa ferrata a Badolo e alcune ore di spensierata arrampicata insieme a nuovi amici che hanno aderito al nostro invito.
Era la nostra prima volta a Badolo….ma non è certo un posto da veri “puristi” dell’arrampicata o del rispetto dell’ambiente; il motto di questo posto sembra proprio essere “se non c’è l’appiglio, lo creo!” e quindi i passaggi sono letteralmente creati ad arte quasi fosse una palestra sportiva artificiale. Ci sono i posti per i polpastrelli, le fessure create col trapano, le tacche scavate con lo scalpello, ecc.ecc. Il primo che ha salito la via ha deciso i movimenti per tutti, una sorta di moderno “creatore”…passatemi l’accostamento. Per me il bello dell’arrampicata in ambiente è seguire la via naturale che la parete ti presenta, così come è stata creata, seguirne la linea, arrendersi nei passaggi troppo “duri” per le proprie capacità. Il rispetto per il creato è un punto che deve andare a braccetto con l’arrampicata.
Che senso ha addomesticare la parete scavando gli appigli dove ti piace di più o dove devi farlo perchè altrimenti non sali?
Nei prossimi giorni metteremo on-line le foto.
PROSSIMO APPUNTAMENTO….SI SCIA!! Se arriva le neve....
In una bella e insperata giornata di sole l’Associazione PGF inaugura la nuova stagione 2008/2009 con una breve ma intensa ferrata a Badolo e alcune ore di spensierata arrampicata insieme a nuovi amici che hanno aderito al nostro invito.
Era la nostra prima volta a Badolo….ma non è certo un posto da veri “puristi” dell’arrampicata o del rispetto dell’ambiente; il motto di questo posto sembra proprio essere “se non c’è l’appiglio, lo creo!” e quindi i passaggi sono letteralmente creati ad arte quasi fosse una palestra sportiva artificiale. Ci sono i posti per i polpastrelli, le fessure create col trapano, le tacche scavate con lo scalpello, ecc.ecc. Il primo che ha salito la via ha deciso i movimenti per tutti, una sorta di moderno “creatore”…passatemi l’accostamento. Per me il bello dell’arrampicata in ambiente è seguire la via naturale che la parete ti presenta, così come è stata creata, seguirne la linea, arrendersi nei passaggi troppo “duri” per le proprie capacità. Il rispetto per il creato è un punto che deve andare a braccetto con l’arrampicata.
Che senso ha addomesticare la parete scavando gli appigli dove ti piace di più o dove devi farlo perchè altrimenti non sali?
Nei prossimi giorni metteremo on-line le foto.
PROSSIMO APPUNTAMENTO….SI SCIA!! Se arriva le neve....
domenica 20 gennaio 2008
Uscita Rifugio Battisti
La prima uscita dell'anno è archiviata. Ci siamo lasciati alle spalle due belle giornate di sole, neve e sana fatica. La pianura ci ha accolto avvolgendoci nella sua triste, perenne, grigia nebbia.
Faceva fin troppo caldo il weekend dell'uscita sulle cime dell'appennino reggiano, questo però per fortuna non ha guastato la neve, così la bella giornata di domenica ci ha regalato uno spettacolo indimenticabile dalla cima del Prado .
Ho messo alcune foto in galleria che parlano da sole .
Per chi volesse vedere il percorso che abbiamo fatto: http://trail.motionbased.com/trail/activity/4853428
Altre foto su http://www.dnetgraphics.com/Galleries/Battisti/
Faceva fin troppo caldo il weekend dell'uscita sulle cime dell'appennino reggiano, questo però per fortuna non ha guastato la neve, così la bella giornata di domenica ci ha regalato uno spettacolo indimenticabile dalla cima del Prado .
Ho messo alcune foto in galleria che parlano da sole .
Per chi volesse vedere il percorso che abbiamo fatto: http://trail.motionbased.com/trail/activity/4853428
Altre foto su http://www.dnetgraphics.com/Galleries/Battisti/
domenica 16 settembre 2007
Orrido di Botri
LASCIATE OGNI SPERANZA, VOI CH’ENTRATE. (Inferno, Canto III, vv. 1-9)
Così inizia la nostra avventura all'Orrido di Botri, un profondo canyon scavato dalle acque del Rio Pelago che scende dalle pendici di Foce a Giovo, al confine tra Toscana ed Emilia. Abituati ad andare verso l'alto, questa volta abbiamo provato a stare con i piedi per terra, o per meglio dire "in acqua". Attrezzati al minimo necessario, scarpe da ginnastica e pantaloni corti, ci siamo presentati al centro visite di Ponte a Gaio. Abbiamo indossato il caschetto protettivo e assieme al nostro Virgilio, una guida del parco, ci siamo incamminati verso la "selva oscura". Dopo un primo tratto largo e asciutto, la gola si fa stretta e ci costringe a bagnarci i piedi, d'altra parte siamo venuti proprio per questo. Ben presto ci troviamo sormontati da pareti alte e scoscese sulle quali ci dicono nidifica l'aquila, ma non l'abbiamo vista. Il percorso prosegue senza grandi difficoltà, tranne quella di stare in piedi su sassi umidi e scivolosi, meglio passare in mezzo dove l'acqua arriva alle ginocchia. Tra prove di forza e di coraggio, che coinvolgono anche la guida abituata ai soliti visitatori del weekend, giungiamo al termine del percorso che ci eravamo prefissati, la piscina. Qui i più intrepidi si immergono e si tuffano. Il tempo di gustarci un tardo temporale settembrino, ci giriamo indietro e torniamo alla base. Cambiati e asciugati facciamo rientro a casa. Non siamo andati verso l'alto, ma ne è comunque valsa la pena: il luogo è suggestivo e selvaggio.
Così inizia la nostra avventura all'Orrido di Botri, un profondo canyon scavato dalle acque del Rio Pelago che scende dalle pendici di Foce a Giovo, al confine tra Toscana ed Emilia. Abituati ad andare verso l'alto, questa volta abbiamo provato a stare con i piedi per terra, o per meglio dire "in acqua". Attrezzati al minimo necessario, scarpe da ginnastica e pantaloni corti, ci siamo presentati al centro visite di Ponte a Gaio. Abbiamo indossato il caschetto protettivo e assieme al nostro Virgilio, una guida del parco, ci siamo incamminati verso la "selva oscura". Dopo un primo tratto largo e asciutto, la gola si fa stretta e ci costringe a bagnarci i piedi, d'altra parte siamo venuti proprio per questo. Ben presto ci troviamo sormontati da pareti alte e scoscese sulle quali ci dicono nidifica l'aquila, ma non l'abbiamo vista. Il percorso prosegue senza grandi difficoltà, tranne quella di stare in piedi su sassi umidi e scivolosi, meglio passare in mezzo dove l'acqua arriva alle ginocchia. Tra prove di forza e di coraggio, che coinvolgono anche la guida abituata ai soliti visitatori del weekend, giungiamo al termine del percorso che ci eravamo prefissati, la piscina. Qui i più intrepidi si immergono e si tuffano. Il tempo di gustarci un tardo temporale settembrino, ci giriamo indietro e torniamo alla base. Cambiati e asciugati facciamo rientro a casa. Non siamo andati verso l'alto, ma ne è comunque valsa la pena: il luogo è suggestivo e selvaggio.
sabato 7 luglio 2007
Monte Zebrù (3.740 mt) - la vetta
A distanza di due anni, riprendiamo il nostro progetto di salire il monte Zebrù (grado PD-, 700+900mt). Due anni fa al terzo compagno caduto nei crepacci abbiamo dovuto desistere ma avevamo promesso di tornare ed eccoci qui. Questa volta ci lasciamo convincere ad utilizzare il servizio navetta e così in breve siamo alla Baita del Pastore. Sarà segno dei tempi o determinazione a conservare le energie per portare a termine l’avventura….
Questa volta il tempo è soleggiato e ci gustiamo con calma la ripida salita al rifugio. Incontriamo Michele che scende a fare rifornimento di pane e vediamo con piacere che ha acquistato un trattorino per portare il cibo al rifugio. Fino a ieri saliva e scendeva quasi tutti i giorni a prendere il pane fresco portandolo in spalla al rifugio….un bel allenamento!!
Nel primo pomeriggio arriviamo al rifugio e ci crogioliamo al sole come lucertole in attesa della cena. La mattina partiamo presto, il cielo è terso e l’aria pungente. Il percorso lo conosciamo bene e quindi saliamo decisi i primi pendii. Il ghiacciaio è coperto dalla neve, ma la temperatura rigida questa volta ci da maggiore sicurezza. Con calma ma decisi arriviamo in prossimità del Bivacco Città di Cantù che lasciamo alla nostra sinistra, piegando decisamente a destra per la ripida pala finale, dopo una breve sosta a prendere fiato. Il pendio è ventato e ma non troppo duro. Gli ultimi metri sono i più ripidi e decidiamo di spostarci tutto a destra della vetta, dove il pendio sembra essere più docile. Procediamo con molta cautela, questo tratto è tecnicamente il più difficoltoso della salita (50°). Raggiunta la cresta, uno alla volta, in fila raggiungiamo per l’aerea cresta finale la vetta. Questa volta lo Zebrù ci ha permesso di salire. La vista sul GranZebrù e l’Ortles è magnifica, eleganti e sinuose appaiono le creste Suldengrat (D) ed Hochjochgrat (AD). Queste due vette, tanto diverse quanto desiderate, entrano nei nostri sogni. Prima o poi entreranno nei nostri progetti. Una breve sosta per mangiare e riprendere fiato, quindi scendiamo quanto già molti altri alpinisti stanno attaccando la pala finale per darci il cambio. Del resto sulla vetta non ci si stà in tanti...
Questa volta il tempo è soleggiato e ci gustiamo con calma la ripida salita al rifugio. Incontriamo Michele che scende a fare rifornimento di pane e vediamo con piacere che ha acquistato un trattorino per portare il cibo al rifugio. Fino a ieri saliva e scendeva quasi tutti i giorni a prendere il pane fresco portandolo in spalla al rifugio….un bel allenamento!!
Nel primo pomeriggio arriviamo al rifugio e ci crogioliamo al sole come lucertole in attesa della cena. La mattina partiamo presto, il cielo è terso e l’aria pungente. Il percorso lo conosciamo bene e quindi saliamo decisi i primi pendii. Il ghiacciaio è coperto dalla neve, ma la temperatura rigida questa volta ci da maggiore sicurezza. Con calma ma decisi arriviamo in prossimità del Bivacco Città di Cantù che lasciamo alla nostra sinistra, piegando decisamente a destra per la ripida pala finale, dopo una breve sosta a prendere fiato. Il pendio è ventato e ma non troppo duro. Gli ultimi metri sono i più ripidi e decidiamo di spostarci tutto a destra della vetta, dove il pendio sembra essere più docile. Procediamo con molta cautela, questo tratto è tecnicamente il più difficoltoso della salita (50°). Raggiunta la cresta, uno alla volta, in fila raggiungiamo per l’aerea cresta finale la vetta. Questa volta lo Zebrù ci ha permesso di salire. La vista sul GranZebrù e l’Ortles è magnifica, eleganti e sinuose appaiono le creste Suldengrat (D) ed Hochjochgrat (AD). Queste due vette, tanto diverse quanto desiderate, entrano nei nostri sogni. Prima o poi entreranno nei nostri progetti. Una breve sosta per mangiare e riprendere fiato, quindi scendiamo quanto già molti altri alpinisti stanno attaccando la pala finale per darci il cambio. Del resto sulla vetta non ci si stà in tanti...
Lungo la salita al rifugio
il percorso di salita della pala finale dal Bivacco Città di Cantù
l'area cresta finale dalla vetta


